Yuri Lucia

 

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Da una vecchia idea di Yuri Lucia.

 

 

 

C’era una volta, tanto tempo fa, in un terra lontana, lontana …

Un Regno che era stato minacciato da esseri malvagi e sanguinari, noti come demoni.

A difesa del Regno e del suo Popolo e del suo Re, s’ersero dei valorosi guerrieri, i più alti per virtù e abilità, che vennero presto appellati ‘Aurea Militia’ per via delle loro lucenti armature magiche fatte d’oro.

Quando la Militia si trovò ad affrontare l’Ultima Battaglia, ed Aureliano, il Re Santo, arrivò alla testa del suo esercito per potervi partecipare, si narra che uno dei militiani ebbe una visione.

La sua vista, d’apprima fu come offuscata e nelle orecchie sentì lo sciabordio di migliaia di feroci onde che martoriavano una non meglio definita costa.

Innanzi a lui comparve un gigantesco baco, simili a quelli che provenienti dalle regioni più orientali del mondo conosciuto, producevano la seta solo di dimensioni spaventose.

Il baco stava mangiando qualcosa e quando s’avvicinò per capire cosa fosse, riconobbe che il pasto della bestia era costituito da esseri umani. Uomini, donne, bambini tutti indistintamente ridotti in pezzi, uno spettacolo crudele e orribile che persino nel cuore di quel coraggioso riuscì ad ispirar paura. L’immonda creatura consumava indifferente il suo pasto e allora il militiano, inferocito, estrasse l’arma che portava con sé e l’attaccò ferendolo mortalmente.

Caduto su di un fianco, il baco parve definitivamente sconfitto ma ben presto dalla ferita cominciò a spillare come un icore viscoso ed il taglio si allargò sempre più, fin quando da esso non uscì una farfalla, le cui ali erano fatte di pelli umane su cui erano state impresse dei fiori di fuoco,ali che dispiegate oscuravano il sole per quanto grandi, ed il cui capo era adornato da migliaia e migliaia di occhi iniettati di sangue e dalle nere iridi che scrutavano fredde ed ostili il mondo circostante.

Vide la creatura alzarsi verso i cieli e nel suo disgraziato volo spargeva qualcosa, una polvere, che s’andava posando tutta intorno. Vide che quella polvere stava facendo avvizzire delle piante non molto distanti, alberi da frutto i cui pomi marcirono a vista d’occhio attirando a sé sciami di fameliche mosche e viscide creature dalle profondità della terra stessa.

Quando il miliziano si riprese, riferì subito la visione ai suoi fratelli d’arme che ne furono enormemente preoccupati, temendo potesse trattarsi di un infausto presagio.

Tuttavia, la battaglia fu vinta, e con la morte del Signore del Sangue, colui il quale per crudeltà svergognava persino i propri simili, la Pace sembrò finalmente restaurata nel Regno.

Il Sovrano aveva perso la spada ed una mano nel duello ma la lama spezzata che era stata battezzata con il sinistro nome di ‘Flagello’ ed il capo mozzato del Demone tra i demoni fu la prova di una vittoria sofferta e conquistata a prezzo di grandi sacrifici.

Grandi furono i festeggiamenti e la gioia che pervase il Reame parve destinata a non finire mai ma solo uno rimase in disparte in quel Giorno di Gloria che sarebbe stato ricordato per sempre dalle successive generazioni, solo uno guardò il campo di battaglia versando lacrime, solo uno si dice volse lo sguardo verso lo stesso orizzonte da cui i demoni erano giunti…

 

 

 

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Un Nuovo MilitianoPt V

 

1

 

 

Enrico ed il suo compagno di battaglia presero i corpi dei demoni, trascinandoli verso una fossa che avevano scavato d’abbasso, poco distante il promontorio, temendo che i corpi potessero in qualche modo contaminare le acque del sacro lago che si trovava sulla sua sommità.

Fu un lavoro lungo e faticoso ma non dissero nulla, non un lamento o una sola parola. Uno dopo l’altro, nascosero i demoni nell’abbraccio della terra ed entrambi mormorarono alcuni versi dell’avesta, non già preghiere per i nemici uccisi ma scongiuri contro il male che essi portavano.

Stanchi per il massacro e per la sepoltura, trovarono le forze per risalire lungo il sentiero e poi si sistemarono l’uno vicino all’altro nei pressi del solitario montante d’arenaria che guardava da decenni il lago che, alla luce del tramonto, pareva essere fatto di fuoco tanto era arrossato dalla luce dell’astro.

“Mi chiamo Alarico, figlio di Childerico.” Esordì l’altro con una voce insolitamente melodiosa, inattesa in un corpo tanto massiccio, dal collo taurino,  così come inattesa era la gentilezza di cui erano colmi i grandi occhi che quasi brillavano come quelli di un fanciullo in un volto dai lineamenti ruvidi, quasi rozzi, incorniciato da ricciolo neri, il mento sottolineato da una barba che pareva di ferro, tagliata corta e in disordine per via delle traversie che doveva aver sopportato.

“Enrico, figlio di Alberto ma tu già mi conosci.” I due rimasero lì, gli occhi fissi sul sacco che stava ancora riverso in terra e da cui i demoni avevano tratto le candele da utilizzare per chissà quale oscuro rito, candele rotolate sul tappeto damascato.

“Si, è vero. Non conoscevo il nome di tuo padre però ti conoscevo già”, ammise quello senza problema alcuno.

“Ricordo con chiarezza il tuo collo, le tue mani nodose, anche se il tuo volto non lo potevo vedere bene, coperto dal tuo elmo da pretoriano, là, nel palazzo di Re Alfredo. Mi sembra una vita fa.”

“Mi ero accorto che avevi notato il mio sguardo.”

“Perché? Era come se ti aspettassi di vedermi lì, era come se avessi già deciso di seguirmi per salvarmi la vita. Per farlo hai disertato, vero? La pena per un disertore è la morte e per un pretoriano, poi è la morte con disonore.”

“Ti stavo aspettando, è vero. Sbagli però sulla diserzione. Re Alfredo mi ha dispensato dai miei servigi.”

“Re Alfredo sa qualcosa di quello che hai fatto?”

“Sua Maestà, confidava in me. Mi conosce sin da quando ero un fanciullo avendo mio padre occupato posto di Maestro d’Armi di Corte. Il Leale ha imparato a dar colpi di spada sotto la sua tutele ed io stesso, da piccolo, ho giocosamente incrociato la lama con il nostro Sovrano. Lo misi a parte di alcuni segreti ma non di tutto. Gli spiegai che non era per mancanza di fiducia ma perché io stesso non comprendevo bene molte cose.”

“Il tuo parlare è criptico.”

“Molto tempo fa, proprio uno dei nostri Sovrani, istituì un ordine segreto, la ‘Fratellanza del Silenzio’. Scopo dei suoi appartenenti era prendersi carico della custodia delle armature d’oro, le leggendarie e prodigiose corazze che in passato ci salvarono dall’orda, e al momento opportuno scegliere chi avrà l’onore e l’onere di indossarle. Così come il mio genitore prima di me, anch’io appartengo alla fratellanza che, per anni, ha atteso pazientemente.”

“Atteso cosa?”

“Di tornare a servire il Re, il Regno ed il Popolo.”

“Vi aspettavate il ritorno dell’orda?”

“Aspettarcelo? Lo temevamo. I padri fondatori misero in guardia i loro successori, raccomandandosi di sforzarsi in ogni modo di preservare le armature. Tra le nostre fila militava un oracolo ed è stato egli a parlarmi di te.

Ti vide in sogno. Disse che l’uomo figlio della Serpe dalle Verdi scaglie sarebbe stato uno dei miliziani.”

“Figlio del serpe dalle verdi scaglie?” Enrico era confuso da quell’affermazione.

“Fosso Verde. Il fiume che da nome alla contrada dove nascesti, un tempo era noto come Serpe Verde. Disse anche che l’uomo figlio del Serpe non avrebbe torreggiato sui suoi compagni d’arme ma che li avrebbe superato per ingegno e coraggio. L’uomo figlio del Serpe era stato rinnegato dai suoi genitori terreni ma il fiume gli aveva soffiato la sua forza ed egli aveva intrapreso la via del milite mettendosi al servizio del falco di mare. Quando seppi dell’arrivo dei classiari capii che tu eri tra di loro e quando ti vidi nella sala delle udienze il mio sguardo cadde subito su di te.

M’informai sul tuo conto venendo a conoscenza del luogo dove avesti i natali.

L’oracolo disse anche che saresti sopravvissuto ad un grande inganno, l’inganno che avrebbe disvelato i nostri letali nemici, e che in ricordo di questo il tuo occhio sarebbe stato segnato.

La cicatrice che testimonia il tuo incontro con l’orda è la prova che cercavo.

Ti avevo seguito, con il permesso del Re. Lui si fidava di me ma purtroppo ho tradito tanta fiducia perché non ho potuto far niente per sua figlia.”

“Perché hai preferito salvare me? È così?”

“Sei un miliziano. Sei nato per esserlo. Puoi fare la differenza nella guerra che è scoppiata.”

“Lei era una bambina…

“E se potessi l’avrei salvata ma a quale prezzo? La scelta compiuta ricadrà sempre su di me e al momento opportuno ne pagherò il fio ma ora devo indurire il mio cuore e pensare alle prove che sono prossime. Puoi capirmi?”

Enrico rivide gli occhi di Gusberto mentre poneva fine alla sua vita di rapine ed infamia. Sebbene fosse marcio era anche giovane, poco più di un bambino. Un bambino che aveva ucciso.

Sebbene anche gli occhi della giovinette figlia di Re Alfredo erano ben impressi nella sua mente, si pentì di aver, per alcuni istanti, giudicato Alarico.

Entrambi condividevano il peso di una scelta, una scelta che li aveva segnati per sempre e alle cui conseguenze non potevano sfuggire.

“Cosa dobbiamo fare?” Chiese con il tono di chi è consapevole  di aver le spalle gravate da una terribile responsabilità.

“Andremo a recuperare i nostri compagni d’arme.” Fu la semplice replica di Alarico.

 

 

2

 

“La Fratellanza fu istituita per ordine di Re Giulio, nipote del Re Santo. La via, aveva avvertito Alarico, era lunga e dunque essendo molto il tempo a loro disposizione, aveva acconsentito a soddisfare tutte le domande che Enrico avrebbe posto e questi voleva conoscere la storia dell’Ordine a cui il pretoriano aveva detto di appartenere. Sempre per volontà di Re Giulio IV°, la Fratellanza avrebbe dovuto agire nell’ombra, anche in segreto dai successori del Re stesso.”

“Perché?” Chiese Enrico.

“Un segreto, coraggioso classiare, è tale solo se sono in pochi a conoscerlo. Quando il numero di persone che conosce un segreto è superiore ad uno, esso è già in pericolo ed in una corte poi, per quanto leali siano i sudditi, è difficile lasciar nel silenzio quello che dovrebbe rimanere nascosto ai più.

A giudicare cosa è accaduto nel Regno, Re Giulio è stato lungimirante.”

Enrico capì subito cosa l’altro intendesse e aggiunse: “Siamo in due a pensare la stessa cosa, allora.”

“Tradimento. Fu relativamente semplice dirlo anche se accettarlo era impresa ben più ardua. A tempo debito, ci occuperemo anche di questo. Comunque sia, la Fratellanza avrebbe compreso un Gran Maestro, un Oracolo, un Custode, un Messo ed un Adepto. Essi avrebbero eletto il Gran Maestro scegliendolo tra chi aveva occupato carica di Custode, Messo ed Adepto ed il Nuovo Gran Maestro avrebbe avuto diritto di scegliere il suo rimpiazzo o l’eventuale rimpiazzo di uno dei fratelli qualora fosse sopraggiunta la morte per uno di essi o cause di forza maggiore gli impedissero di servire attivamente.”

“L’Oracolo?”

“Per ovvie ragioni non era semplice trovarne uno. Di solito solo un oracolo sa indicarne con certezza un altro. Dunque l’Oracolo era l’unico a scegliere da sé il proprio rimpiazzo, pur mantenendo il privilegio di poter votare per il Gran Maestro.”

“Ma non potendo concorrere per tale carica.”

“Le visioni e le profezie di cui è latore un oracolo rappresentano un gran fardello e dunque occupare una carica come quella di Gran Maestro lo avrebbe gravato di  troppo peso.”

“Il Gran Maestro sceglieva i fratelli tra i ranghi militari, immagino. Tutti tranne l’Oracolo.”

“Dici il vero. Uomini di provato valore e lealtà. Sottoposti comunque ad un severo giudizio prima di essere ammessi ai misteri dell’Ordine. La sua sede è cambiata di volte in volte, a seconda delle necessità, e si è sostenuto con i mezzi dei fratelli, in modo che non fosse rintracciabile.”

“La Zanna gigante?”

“Re Giulio dette l’ordine di costruire quelle fortezze. Ai suoi Signori della Guerra parlò di un piano per proteggere il Reame da future invasioni.”

“In realtà uno di essi, presumo il Primo Gran Maestro, sapeva che una delle fortezze segrete avrebbe custodito le armature.”

“Il Gran Maestro affidò al Primo Custode il compito di curarsi delle armature.”

“Dunque il Primo Custode veniva sempre scelto tra coloro i quali erano addetti alla vigilanza della Zanna?”

“Era necessario. Il Custode usava tutta l’influenza di cui era capace all’interno della fortificazione per far ammettere al servizio chi reputava potenzialmente degno di entrare nella fratellanza, proponendo la loro candidatura nel caso gli fosse accaduto qualcosa.”

“Così hai rivelato a Re Alfredo la tua appartenenza alla Fratellanza? Ti ha creduto? Intendo, tutta la tua storia potrebbe essere …”

“Incredibile? Si, è vero ma Re Giulio, sebbene decise di non rivelare ai suoi eredi l’esistenza della Fratellanza, li avvertì che esisteva un forza che sarebbe corsa in loro aiuto in caso di necessità, lo fece lasciando loro un messaggio la cui esistenza era nota solo agli eredi al trono ed il cui senso sarebbe stato chiaro solo nel momento della necessità.”

“E non saprei pensare ad un momento di maggior necessità di questo.”

“Siamo vivendo l’ora più buia del Regno ma esso è sopravvissuto alla Prima Orda e sopravvivrà anche stavolta.”

“Perché abbiamo le armature?”

“Perché abbiamo il coraggio. Il coraggio del popolo, amico mio. Il coraggio d’ogni uomo e donna che vivono nel Reame. Il coraggio del nostro Re e di ogni milite che serve la causa.

Le armature sono l’arma ma è il coraggio degli uomini che le indossano a renderle davvero eccezionali e quel coraggio non ci viene dato dai nostri amici? Dalle famiglie? Dai vincoli e dai giuramenti di fedeltà? Dal senso dell’onore e dalle alte virtù che ci prefiggiamo di difendere?”

Enrico sorrise al suo nuovo compagno d’arme. Quelle parole gli infusero calore nel petto e gli parve veramente possibile salvare le terre che tanto amava e le persone che in esse vivevano.

“Hai parlato di altri compagni. Così come l’Oracolo della tua fratellanza ha designato me deve averlo fatto anche con altri, suppongo. Tu li hai già conosciuti?”

“Due, si. Ho avuto modo di rivelargli tutto qualche tempo addietro e si sono fatti carico di rintracciare il miliziano mancante all’appello basandosi sulle indicazioni che gli ho fornito.”

“Per questo mi hai lasciato al villaggio? Dovevi incontrarli? Dirgli tutto, affidandogli la loro missione?”

“Si. Ho confidato nelle tue straordinarie abilità. Sapevo che avresti trovato la Zanna ed in essa il nascondiglio delle armature lasciandoti i giusti indizi. Non hai deluso le mie aspettative.”

“Perché io?”

“Questa è la stessa domanda che posi all’Oracolo quando mi disse che ero stato scelto dal Fato per essere uno dei Miliziani. Ti chiedi come sia possibile. Ti dici che devono esserci per forza persone più degne di te. Eppure sei tu quello chiamato a questa missione e sai che non puoi disattendere il tuo destino. Troppo dipende dalla tua capacità di far fronte alle tue responsabilità, anche quelle che non hai chiesto. Sei tu, Enrico da Fosso Verde. Sei Tu colui il quale è stato scelto per portare speranza la dove la speranza pare esser cancellata. Credimi, amico mio. Sei proprio tu.”

Enrico guardò la via davanti a sé. C’era ancora molta strada prima di giungere alla nuova meta del loro viaggio.

 

3

 

La locanda del ‘Viandante dei Quattro Sentieri’ era così chiamata perché si trovava al trivio di quelle che ai tempi dell’arrivo della Prima Orda erano state le strade principali del Reame, strade che partivano dall’allora capitale e dalla principale città portuale intersecandosi in quel punto e proseguendo poi per buona parte del Regno, attraversando i territori centrali e quelli che erano stati i territori periferici.

“Non c’è nessuna traccia di loro.” Sentenziò Alarico. Enrico non sapeva come interpretare quella notizia visto il tono indifferente con cui era stata sentenziata.

Le mura della locanda erano ricoperte da un fitto rampicante dalle foglie rossastre ed il tetto di tegole verde scuro ne sembrava messo in risalto.

“Non sembra esserci nessuno”, puntualizzò Enrico.

“Perché sono fuggiti tutti. L’oste è partito con la sua famiglia alle prima avvisaglie di quanto stava accadendo. Lo conoscevo personalmente e l’ultima volta che ci ho scambiato qualche parola mi ha detto che l’aria da queste parti si era fatta pesante. Il problema principale era il brigantaggio e gli atteggiamenti poco rispettosi nei confronti della Corona di alcuni vassalli vicini alle marche di confine. Non si aspettava certo questo. Comunque disse che avrebbe portato moglie e figli da una zia che abitava in un villaggio a tre giorni di viaggio da qui, un luogo riparato da un bosco e da alcune colline. Avrebbe lasciato lì la sua famiglia fin quando le acque non si fossero calmate e se necessario sarebbe partito come volontario per rimettere le cose a posto. Era serio quando lo diceva ed in passato aveva militato nel Regio Esercito. Spero sia riuscito a mettere in salvo i suoi cari e a fare la sua parte, come desiderava.”

“In molti hanno compiuto il proprio dovere.”

“In molti sono morti.”

“L’Orda ha molto di cui rispondere.”

“Soprattutto per le donne ed i bambini passati a fil di spada.”

Enrico deglutì pesantemente ripensando alla bimba la cui vita non era riuscito a salvare.

“Tutto bene?” Chiese Alarico preoccupato nell’accorgersi dell’improvviso pallore del compagno.

“No ma non è il momento di parlarne.” Enrico non gli aveva raccontato tutti i particolari delle sue traversie ma lo avrebbe fatto a tempo debito.

“Prendi un sorso d’acqua, ho bisogno che tu sia in pieno possesso delle tue facoltà.”

“Spero di non deluderti quando sarà il momento.” Ingollò un po’ del liquido che si spruzzò in bocca siringando la bisaccia che gli venne offerta.

“Devono essere ancora in viaggio.”

“Riponi molta fiducia in loro.”

“Come la riponevo in te quando iniziasti il tuo viaggio.”

“Perché non sono venuti con te?”

“Dovevano compiere un’altra missione.”

“Quale?”

“Recuperare il quinto.”

“Hai affidato a loro tale compito?”

“Contavo di raggiungerti con loro al Lago dei Lumi ed invece le cose non sono andate come avrei creduto! Deh, quali giorni infami questi che stiamo vivendo.”

“Se è il riscatto che cerchi, fratello, credimi, in un modo o nell’altro lo otterremo, a costo della vita.”

I due si scambiarono un lungo sguardo d’intesa.

“Tutto quello che vorrei è cercare qualcuno dell’Orda e fargli la festa come a quei farabutti incontrati al Lago.”

“Cosa pensi che stessero facendo?”

“Profanandolo con qualche rituale.”

“Quindi sapevano che cosa fosse quel posto.”

“A questo punto credo di si.”

“Sanno anche delle armature.”

“Noi ricordiamo la Militia per via delle leggende. Credo che anche loro abbiano storie in proposito sebbene e probabile che raccontino le cose da un punto di vista diverso.”

“Se fosse riuscito quel rituale?”

“Chi può dire cosa sarebbe accaduto.”

“Se al lago giungessero altri di loro?”

“Presto o tardi accadrà. Quando non vedranno quell’unità tornare all’accampamento capiranno e allora manderanno altri. Tra quanto tempo accadrà esattamente non saprei dirlo.”

“Dobbiamo sbrigarci.”

“Concordo ma purtroppo per ora non possiamo far altro che piegarci ai voleri del Fato che ci vuole qui ad attendere i miei compagni.”

“Prego il Signore che ci aiuti, che ci fortifichi, che ci renda pazienti nell’attesa e rapidi nell’azione.”

“Prego il Signore che ti dia ascolto accogliendo la tua preghiera. Amen.”

I due si scambiarono nuovamente uno sguardo, accompagnato stavolta da un sorriso.

 

 

4

 

L’Orda arrivò silenziosa nella notte. Era solo una porzione di essa, una piccola porzione, non più di 200 tra uomini e donne appiedati e circa 100 tra lancieri e ricognitori a cavallo. Enrico ed Alarico si appiattirono al suolo, il volto spalmato da fanghiglia, del tutto mimetizzati con la boscaglia.

Osservarono il nemico compiere un giro di ricognizione per trovare eventuali sopravvissuti all’interno della locanda.

I soldati mandati a compiere l’infame dovere uscirono facendo rapporto nella loro incomprensibile lingua a quello che doveva essere il loro superiore.

Non era facile distinguere le gerarchie nell’orda in quanto indossavano tutti le stesse vesti, gli stessi turbanti, maschi e femmine, utilizzavano quasi le stesse armi.

L’Orda, da quello che sapevano, riconosceva l’autorità superiore di quello che loro chiamavano Shà ma non era mai stato chiaro quali fossero i criteri con cui era strutturata la catena di comando.

Si supponeva che vigesse il principio secondo cui il più anziano ed esperto svolgesse il ruolo di ufficiale.

Quello che doveva essere a capo di quel gruppo aveva le guance ornate da una folta e curata barba, gli occhi sottolineati da due scure strisce ma null’altro avrebbe potuto indicare una posizione di superiorità rispetto agli altri.

Enrico ed il suo compagno serrarono i denti quando videro che si stavano accampando nei pressi dell’osteria. Dovettero far in fretta e contemporaneamente muoversi in silenzio per non attirare l’attenzione. Prestissimo avrebbero compiuto un giro di ricognizione anche lì e li avrebbero inevitabilmente scoperti e dunque non rimaneva loro che fuggire il più lontano possibile.

I loro timori si concretizzarono quando un gruppetto appiedato, 10 in tutto, cominciò ad inoltrarsi nel bosco battendo terreno e cespugli con lunghe pertiche di legno. Non potevano andare più rapidamente o avrebbero segnalato la loro presenza e a quel punto non avrebbero avuto mai scampo. Non con tutti quei demoni lì nelle vicinanza.

I cercatori si allargarono a raggiera sempre in coppia in modo da non rimanere soli. Questo limitava il loro raggio d’azione ma li rendeva meno vulnerabili. Le coppie facevano in modo di rimanere visibili l’una all’altra.

“Sono furbi”, pensò con rabbia Enrico. Tuttavia, per quanto relativamente a rilento andassero, una delle coppie avrebbe presto incrociato il suo cammino. Pensò rapidamente a come potesse porre rimedio al problema e la risposta gli osservò quando scorse tra le radici di una grossa quercia rossa un lepre ch’ivi aveva cercato riparo, spaventato dai rumori prodotti dall’Orda.

Enrico strisciò verso di lui quanto più velocemente poté, forte del fatto che la bestiola sentiva di aver ogni via di fuga preclusa e lo afferrò con decisione.

“Scusami”, gli mormorò mentalmente e lanciò l’animale impaurito in direzione dei demoni.

Questi emisero un grido di sorpresa che subito si tramutò in una risata divertita quando videro trattarsi nulla più che di un abitante del bosco. Si voltarono ridacchiando per seguirne la corsa, corsa che uno di loro interruppe lanciando un pugnale che inchiodò una delle zampe del lepre a terra.

“Scusami ancora”, ripeté nella sua testa Enrico mentre si allontanava non visto grazie a quel diversivo.

5

 

Alarico scosse la testa. Era evidente che non s’aspettava un simile incontro.

“Credevo che il grosso delle forze fosse dislocato per assediare Invicta e Victoria e che il resto fosse già impegnato nell’occupazione delle città cadute.”

“Bellavista deve essere già nelle loro mani.” Puntualizzò il giovane Enrico.

“Insieme a gran parte delle Marche e delle Province periferiche. Tenendo conto che debbano pattugliare anche i grandi corsi d’acqua navigabili quale il l’Argento, il Maestoso, lo Spira ed il Torto, mi viene da chiedere di quanti demoni stiamo parlando.”

“200. Solo ieri ne abbiamo visti 200. Se le nostre supposizioni sono giuste, parliamo di un numero almeno 100 volte superiore. Senza contare che dalle Grandi Sabbie da cui provengono, potrebbero essercene altri in attesa.”

“Altri?” Alarico per la prima volta parve turbato.

“Perché no? Solo l’Onnipotente sa quanto sia cresciuto il loro novero negli ultimi cento anni.

Sicuramente una parte dell’Orda sarà rimasta nelle retrovie, pronta ad intervenire se mai ve ne fosse bisogno.”

“Cosa te lo fa dire?”

“Il loro atteggiamento è cambiato. Non si sono comportati come raccontano le cronache, eccezion fatta per i massacri e per il loro non prendere prigionieri. Hanno agito d’astuzia e probabilmente hanno cercato amici tra i nobili meno fedeli e più riottosi, tra chi era affamato di potere e ricchezze. Prima non avrebbero mai fatto nulla del genere, segno che anche loro imparano. Se davvero hanno messo a frutto la loro esperienza, allora è lecito pensare che abbiano usato una parte importante delle loro forze per attaccarci ma non tutte.”

“Quello che dici ha senso. Se è così, anche con le armature ci aspetta un compito gravoso. Da soli non abbiamo possibilità, una volta risvegliate le antiche e magiche armi dovremo trovare il modo di aiutare il Regio Esercito a risollevarsi.”

“Tagliano le vie di comunicazione, presiedono le strade più importanti e, come abbiamo visto, occasionalmente mandano nutriti gruppi a battere le terre su cui si sono già abbattuti per rastrellare eventuali sacche di resistenza. Non sarà facile. Spezzare l’assedio alle due città più importanti del Reame, a patto che esse non siano già cadute, lo sguardo d’Alarico si incupì, cosa che non sfuggì ad Enrico, sembrerebbe la priorità.”

“Però tu non sei d’accordo.”

“Credo che ci si debba dirigere nelle città che più probabilmente hanno affrontato meglio l’arrivo dell’Orda.”

“Quelle portuali.”

Enrico sorrise ad Alarico.

“Vedo che abbiamo avuto la stessa pensata.”

“I porti militari e le loro città sono ben presidiati e fortificati. L’Orda non dispone di una flotta e anche se possono contare su quella dei loro alleati traditori, città come Aquileia e Marina rimangono un obbiettivo difficile da raggiungere. Inoltre se il Corpo dei Classiari è sopravvissuto, si sarà ricompattato riorganizzandosi lì. Rimangono tuttavia anche le Fortezze Nascoste.”

“Credo che quando sarà il momento ci si dovrà dividere e cercare alleati in diversi punti del Reame.”

“D’accordo con te, mio giovane e temerario amico.”

Enrico si strinse addosso le coperte mentre dal colle su cui si trovavano vigilavano il bosco sottostante.

 

6

 

Non avevano potuto accendere fuochi alfine di evitare di attirare le attenzioni del nutrito gruppo dell’Orda che poco distante, invece, festeggiava chiassosamente nel proprio accampamento, un accampamento disordinato e fin troppo visibile.

Mangiarono un po’ di carne secca, parte della loro esigua scorta alimentare, e un alcune radici commestibili trovate nei pressi del loro improvvisato campo.

“Non va bene amico mio, proprio per niente.” Disse con voce grave Alarico.

“Il momento s’avvicina e i tuoi compagni ancora non si trovano. Non sappiamo nemmeno se abbiano o no con loro la persona che stavano cercando.”

“Potrebbero essere nei dintorni, nascosti anche loro.”

“Se hanno fatto come noi, abbiamo un’ampia zona da perlustrare e sicuramente non sarà facile trovare loro tracce perché avranno evitato di lasciarne, alfine di non essere scovati dai battitori dell’Orda. Inoltre, se si muovessero anche loro per cercare noi, sarebbe un problema ancora più grande.”

“Entrambi i gruppi si ritroverebbero a vagare senza incontrarsi.” Convenne Alarico.

“Deve esserci un modo per segnalare la nostra presenza senza farci scoprire.”

“Ma come?”

“Noi Classiari abbiamo una serie di segnali convenuti. Li conosce solo chi appartiene al Corpo. È una misura precauzionale che permette di lasciare testimonianza della propria presenza o specifici messaggi che solo i propri compagni saprebbero individuare. Suppongo di non poter contare sulla fortuna che uno di loro tre sia un Classiare come me. Vero?”

“Purtroppo devo darti ragione. Però l’idea di lasciare un qualche segnale che solo loro potrebbero comprendere è buona.”

“Buona ma di difficile applicazione. L’Orda non è stupida come vorremmo. Quei dannati sono più smaliziati di quanto non avremmo potuto immaginare e dunque correremmo un grave rischio. Non sappiamo quanto ancora permarranno qui e questo potrebbe portarci a perdere il momento sancito per riportare alla vita le armature.” Enrico era seriamente preoccupato. Si fece ancor più vicino al pino sotto i cui rami avevano trovato conforto e rifugio.

“La colpa è mia, affermò con costernazione il Pretoriano, se fossi stato più avveduto, non avrei dato loro appuntamento in questi luoghi.”

“Al contrario, tentò di consolarlo con sincera convinzione Enrico, era la scelta migliore. Non siamo distanti dal Lago dei Lumi ma per arrivarci si deve conoscere la via. Se per qualche ragione non fossimo stati tutti e cinque, avremmo evitato di correre il rischio, incontrandoci direttamente lì, di mostrare inavvertitamente a qualcuno dove si trova il luogo.”

“E se li avessimo aspettati lì?”

“E se avessero avuto bisogno del nostro aiuto? No, Alarico figlio di Childerico. Sei iniquo giudice di te stesso. Hai cercato di pensare ad ogni evenienza, predire ogni possibile sviluppo e conseguenza del tuo gire. Al lago non si sono presentati, dunque era lecito supporre che potessero essere giunti qui per qualche ragione.”

“Gli avevo detto che avrebbero trovato medicamenti e scorte alimentari nascoste nel …” L’uomo dall’ampio collo e dalle possenti braccia si interruppe.

“Cosa accade?” Chiese preoccupato l’altro.

“No. Non è possibile.”

“Che intendi?”

“Per sicurezza abbiamo atteso fuori ma se fossimo entrati …”

“Non c’era nessuno nella locanda.”

“Per questo l’ho scelta come nascondiglio.”

“Vuoi dire ch’ivi hai lasciato le scorte di cui parlavi?”

“Cibo, alcune armi ….”

“Ma i demoni hanno perquisito il locale.”

“Non hanno guardato bene. In realtà il nascondiglio è ben in vista ma è difficile da trovare se non si sa cosa guardare.”

“E dunque? Non vorrai dire che …”

“Erano giunti prima di noi. Erano dentro. Quando è arrivata l’Orda son rimasti nascosti sentendone i rumori.”

Enrico era stupefatto e atterrito al tempo stesso perché ora più che mai, sentiva la speranza svanire dal suo cuore.

Se quanto pensava Alarico corrispondeva al vero, c’erano due o tre dei loro praticamente circondati dai Demoni.

 

7

 

“Ch’io sia sei volte maledetto! Si batté violentemente il virile torace. Data la direzione da loro intrapresa, questo punto gli sarebbe stato comodo per cercare eventualmente un riparo in caso di bisogno. La loro marcia avrebbe dovuto essere più sicura ed invece, il nascondiglio che conoscevo perché messo a parte della sua esistenza dall’oste proprietario della taverna, potrebbe essersi tramutato in una fatale trappola! Presto il cibo si esaurirà e loro moriranno di fame o saranno presto o tardi scoperti dai nemici!” Il pugno s’abbatté rabbioso contro il tronco del vetusto pino, spezzandone la scura corteccia.

Enrico lo osservò mentre portò l’altra mano alla fronte.

“Non possiamo cedere ora, Alarico! Se è verità quella che sospetti, dobbiamo ingegnarci a tirarli fuori il prima possibile.”

“Se è verità! Ma se non lo fosse?”

“Non abbiamo molte strade da seguire. Dal poco che ti conosco, hai confidato molto nei tuoi istinti sino ad ora.”

“Il campo dei demoni è troppo vicino alla taverna e vi hanno lasciato di guardia ben quindici uomini armati e attenti ad ogni movimento. Anche se tentassimo di replicare il miracolo avvenuto al promontorio, non ce la faremmo mai questa volta.”

“Contammo sulla sorpresa.”

“E su un nemico impreparato. Qui invece abbiamo attente sentinelle. Inoltre i rumori della lotta attirerebbero presto gli altri.”

“Allora dovremo essere molto rapidi.”

“E come?”

“Hanno dei cavalli con loro.”

“E dunque? Chiese Alarico che rimase in silenzio solo pochi istanti prima di aggiungere: ho capito dove vuoi arrivare. Sei un Classiare, non c’è che dire. Hai la giusta mentalità per fare queste cose. Ma rimane il problema. Anche così …”

“Ci divideremo.”

“Cosa vuoi dire?”

“Al diversivo penserò io.”

“No!”

“Ti prego, rifletti amico mio. Quale altra alternativa abbiamo?”

“Li avrai addosso!”

“Dovrò correre veloce.”

“Non potrai mai esserlo a sufficienza.”

“Sarò solo e potrò nascondermi meglio.”

“Stai proponendo un suicidio.”

“Sto dicendo che se rimarremo qui, perderemo l’ultima speranza di salvezza.”

Alarico era estremamente riluttante ma Enrico aveva ragione. Il giovane di Fosso Verde aveva addestramento ed esperienza necessarie. Lui conosceva a memoria la pianta della Taverna e sapeva dove cercare. Chinò il capo in segno di resa innanzi all’evidenza.

 

8

 

Era necessario che agissero di concerto, sebbene non avessero militato insieme. Sul promontorio tuttavia avevano dimostrato di possedere un’innegabile affinità che li aveva spinti ad intendersi scambiandosi solo pochi cenni.

Tutto si basava su tre punti. L’essere coordinati, l’essere veloci e che i compagni si trovassero davvero dove pensavano fossero.

I cavalli dell’Orda erano figli del deserto tanto quanto i padroni. Bestie selvagge, magre, dalla muscolatura agile e nervosa, ricoperti da una sottile pelo color sabbia. Li chiamavano i ‘Figli del Deserto’ ed erano selvaggi e pericolosi, tranne che per i Demoni, che li cavalcavano senza null’altro che coperte gettate sui loro alti dorsi.

Erano poco discostati dalle guardie che stavano presidiando la via sulla quale la Locanda del Viandante si affacciava. Stavano brucando l’erba e dopo aver preso la mira, Enrico colpì uno di loro con la sua lancia. La bestia s’imbizzarrì per il dolore e spaventò gli altri cavalli.

Le guardie si mossero rapide per vedere cosa accadeva e quando s’avvidero dell’arma conficcata nel fianco dell’animale corsero verso la boscaglia in cui, ormai gli era evidente, si nascondeva chi aveva osato una simile impresa. L’azzardo aveva pagato. Enrico attese che uno di loro gli fosse vicino e poi si alzò d’improvviso. La coperta ricoperta di fango ed erba lo aveva nascosto alla vista. Afferrò la bocca del demone, tappandola con il palmo, e subito recise con il pugnale le corde vocali e la carotide, facendosi largo tra le carni. Prima che la sua vittima cadesse a terra, lo pugnalò nelle reni. Con la coperta ancora sulle spalle seguì un altro demone che si era bloccato per scrutare il bosco. Non si era accorto di nulla  ed Enrico, silenzioso, si appiattì di nuovo a terra. Di nuovo l’attesa del momento giusto. Scattò ancora e ancora mieté una vita. Sapeva che era finita. Nove erano corsi nel bosco. Gli altri erano rimasti indietro. Di quei sei avrebbe dovuto occuparsi Alarico. Sarebbe stato all’altezza della situazione, ne era certo. Doveva esserlo.

Emise un verso, poco dopo che l’ultimo demone ucciso stramazzasse al suolo. Un suono per farsi seguire. Quelli, desiderosi di vendetta e sangue, abboccarono, rendendosi conto solo troppo tardi di essere rimasti solo in sette. Enrico dovette proseguire nella sua fuga attraverso il bosco, confidando che Alarico avesse avuto il tempo necessario ad entrare nella Locanda.

 

9

 

Enrico era stremato. Tornare al promontorio non era stato semplice. Aveva seguito un percorso tortuoso per confondere eventuali inseguitori. Era pieno di graffi e lividi per via di quella massacrante corsa intervallata solo da brevi pause. Non dormiva da diverso tempo ma alla fine era riuscito a raggiungere il suo obbiettivo.

Sapeva che se disgraziatamente avesse incontrato un demone ora, sarebbe morto. Le forze per combattere s’erano esaurite e non sapeva bene cosa lo spingesse ad avanzare.

La sua andatura s’era fatta ormai incerta e la vista gli si appannava.

“Resisti!” Si impose.

I piedi erano piagati e sanguinavano, le vesti lacere e sporche.

Enrico aveva affrontato una prova massacrante ed il suo esito gli era ancora ignoto.

“Signore degli Eserciti, Padre e Figlio misericordioso. Tu che nascesti da una vergine e che fosti sepolto in una tomba di pietra, tu che volasti nei cieli per recuperare il sangue celeste, tu che risorgesti dalla tua stessa morte, trasfigurato, tu che vegli pietoso ed amorevole sui giusti, che persegui implacabile l’iniquo, che sei pronto ad afferrare le armi per soccorre il bisognoso, degna questo tuo umile servo della tua attenzione. Mormorò quella preghiera per darsi forza, quella forza di cui aveva bisogno per non arrestare la sua marcia. Mitra figlio di Aura Mazda, al cui spirito è sostanza la Fiamma del Giorno, il cui corpo è stato carne mortale, assisti me. Mitra Pater e Milite, Re dei Re, assisti me.” Incespicò cadendo in terra. Riuscì a trarsi verso un faggio e si tirò a sedere poggiandosi contro la sua corteccia.

Dopo aver teso l’agguato ai demoni che erano entrati nel bosco per cercarlo, si era allontanato il più velocemente possibile, tirandoseli dietro il tempo necessario per permettere ad Alarico di compiere la sua parte di missione, o così almeno andava ripetendosi.

Se così non fosse stato, sarebbe stata la fine d’ogni cosa.

Trasse un profondo respiro e dopo essersi rialzato, riprese il suo cammino.

Non sentiva più dolore. Le sue membra, benché stanche, rigettavano il dolore, sostenute da una volontà incrollabile.

Era sopravvissuto ai suoi compagni, ai commilitoni, contro ogni possibile previsione.

Era vivo e vivo doveva rimanere per compiere la missione a cui Dio l’aveva chiamato.

“Non azzardarti a morire ora, Enrico di Fosso Verde!” Si redarguì severo.

Mancavano solo poche centinaia di metri ormai alla sua meta.

La volontà e tutto, per un soldato.” Aloisio era tornato per dargli conforto ed incoraggiarlo. La volontà è la tua più grande risorsa, perché è quella che alimenta la determinazione e che ti fa pronto ad affrontare ogni privazione, ogni dolore, ogni fatica. Assicurati che essa sia sempre ben temprata, come la punta della lancia o la lama del coltello”, questo gli diceva.

Quanti giorni erano passati da quando si allenava con il vecchio reduce? Non avrebbe saputo dirlo.

Ricordava quando venne cacciato di casa dalla sua famiglia. Le dure parole del padre e del fratello, il silenzio della madre e delle sorelle. Non gliene voleva. Augurava loro ogni bene, come sempre aveva fatto nel corso degli anni e sperava solo di poterli riabbracciare, magari insieme al suo mentore.

“Vi salverò. Vi salverò tutti.”

Matilde e Laura. Pensò anche a loro e pensò che avrebbe salvato anche le due fanciulle.

Non gli importava che la prima fosse una prostituta e l’altra avesse magari già messo su famiglia.

Rimanevano importanti per lui e care al suo cuore. Le avrebbe restituite entrambe ad una vita felice.

I suoi compagni poi, li avrebbe vendicati tutti. Il burbero ma generoso Sergente, il giovane e coraggioso Tenente, i commilitoni provenienti da ogni parte del Regno, la recluta Marcus con cui aveva riso e condiviso spesso l’ultimo tozzo di pane. Avrebbe vendicato anche Clelia, figlia di Re, riscattandosi per non averla saputa proteggere.

“Hai troppe cose da fare, Enrico, per permetterti di cadere nuovamente a terra.” Sorrise. Il sorriso beffardo di chi era pronto a sfidare la Morte stessa e tutti gli orrori che l’inferno poteva vomitare.

Enrico Fosso Verde tornò a correre, dirigendosi verso il Promontorio.

Alarico lo avrebbe trovato lì, lo sapeva, insieme ai compagni.

Le armature sarebbero tornate alla vita ed il nemico sarebbe stato annientato. Questa volta per sempre.

 

 

Continua.